Il quadrilatero romano – L’Obelisco di Piazza Savoia

La gente si accalcava curiosa di vedere che cosa stesse accadendo in quella cerimonia, annunciata dai giornali ma, comunque, alquanto insolita. C’erano persone che, fermata la carrozza, erano scese per scoprire che cosa mai si stesse facendo, proprio al centro di quella che, per tradizione, è chiamata piazza Savoia, non in onore della dinastia già regnante ma per ricordare la regione, appena oltre le Alpi, oggi appartenente alla Francia.

Si era scavato un grosso buco nel centro geometrico della piazza, all’incrocio di via della Consolata, via Corte d’Appello e via del Carmine, per collocarvi dentro “qualche cosa”. Era la prima pietra dell’alto obelisco eretto per salutare l’abolizione del Foro ecclesiastico.
Il sindaco, i consiglieri, personaggi di spicco, tutti sistemati all’intorno dietro a nastri tricolori legati tra un albero e l’altro.

L'Obelisco delle leggi Siccardi in Piazza Savoia
L’Obelisco in Piazza Savoia

Il monumento-stele sarebbe poi stato alto 21 metri e mezzo, in buon granito di Baveno. Diciamo “buono” poichè, colpito da un cannoncino germanico che lo aveva preso di mira, sparandogli addosso da corso Siccardi, sull’angolo con via Cernaia, poco prima della liberazione di Torino, vacillò e subì qualche ingiuria, ma rimase svettante, quasi come per sfida.
Venne innalzato poi il 23 novembre del 1853 in ricordo delle leggi presentate dal conte Giuseppe Siccardi di Verzuolo, fautore della abolizione del Foro ecclesiastico.

Se si smette di andare alla ricerca di un parcheggio e si guarda verso l’alto dell’obelisco si noterà la scritta “La Legge è uguale per tutti”, asserzione utopistica apposta anche all’interno delle aule dei tribunali e che non tiene affatto conto che “Non tutti sono uguali davanti alla Legge”. Curioso, comunque, che la frase sia impressa sull’obelisco dal lato che guarda verso il cimitero generale. I nomi dei circa ottocento Comuni che aderirono all’iniziativa ci sono ma per poterli distinguere occorrerebbe munirsi di un cannocchiale.
L’obelisco è considerato monumento “misterioso “, sia perchè molti lo confondono scambiandolo per una stele egizia, ignorando del tutto le circostanze che lo originarono, sia perchè nacque in un periodo di profondi contrasti politici, che segnò il temporaneo prevalere di una parte liberale e anticlericale contro i cattolici torinesi, stretti intorno alla personalità complessa, non certo malleabile, del Vescovo, il marchese Luigi Fransoni, che appartiene alla più controversa fase della Torino risorgimentale.

L’obelisco nasconde qualche cosa di particolare e ciò lo rende più suggestivo.

La gente, ignara di che cosa vi sia stato sepolto alla base, talvolta parla genericamente di un tesoro. In effetti, non c’è alcun “tesoro”.
Nel 1852, quando venne posta la prima pietra, centocinquanta anni fa, come si diceva, vennero chiusi in una cassetta alcuni giornali, soprattutto i numeri 141 e 142 del quotidiano La Gazzetta del Popolo, contenenti, in sintesi, il progetto del monumento come lo aveva disegnato Felice Govean, patriota e battagliero giornalista.
Insieme ai giornali si richiuse alla base del nascente monumento una copia della discussa Legge Siccardi, alcune monete dell’epoca, un sacchetto con semi di riso, un pacco di grissini, e una bottiglia di Barbera, prodotti genuini da affidare ai posteri, simboli del Piemonte, nel caso che in futuro fosse mai venuto in mente a qualcuno di andare sottoterra e vedere quei cimeli, ma per scoprirli occorrerebbe quasi di certo arrivare sotto l’obelisco mettendone a rischio la stabilità.

Piazza Savoia a fine '800
Piazza Savoia a fine 800

Fra le scritte che ricoprono la superficie del monumento spicca: “Abolito da Legge IX Aprile MDCCCL il Foro ecclesiastico, popolo e municipio posero IV Marzo MDCCCLIII”.
La piazza, con l’obelisco al centro, presenta un’ottima armonia architettonica che si temeva di sfigurare con la collocazione della stele che, in un primo tempo, si era pensato di sistemare in piazza Carignano, ma alla fine si ritenne, pensiamo giustamente, che la sede del primo Parlamento italiano, sia verso piazza Carlo Alberto, sia verso piazza Carignano, non ci avrebbe guadagnato troppo da quell’ago di pietra. Si optò così per quella che allora era detta piazza Susina, dalla vicina Porta Susina, poi diventò piazza Savoia e tale è rimasta.

Va detto che Govean tracciò più che un vero e proprio disegno, appena un abbozzo, poi intervene il pittore Luigi Quarenghi a definire meglio i contorni della stele, peraltro piuttosto semplici, dopo che erano stati scartati progetti più complessi in cui non mancavano statue allegoriche.