Porte Palatine, Duomo e Sacra Sindone

Estensione del Quadrilatero e Storia delle Porte Palatine

L’attuale via XX Settembre, il corso Regina Margherita, via Milano e via Garibaldi, compongono un quadrilatero in cui è racchiusa la “zona archeologica” torinese, quella cioè che contiene la Torino più antica e in cui affiorano, di tanto in tanto, reperti del periodo romano, ossia della Augusta Taurinorum. E’ la zona che comprende il Duomo di san Giovanni battista e, soprattutto, le Torri Palatine.

Le Porte Palatine a Torino
Le Porte Palatine a Torino

Nel giardino che fiancheggia il Palazzo Reale, oltre la cancellata, sono visibili i resti del teatro romano, ruderi di mura e la base di una torre, portati alla luce già nel 1899. E’ ciò che resta della Torino romana, ben di più di quanto non ci sia, oggi, a rammentare la città medioevale. Sono visibili gli elementi del teatro classico romano, la “Cavea”, la gradinata semicircolare dove sedevano gli spettatori, l’orchestra per i musici, il coro e il “pulpitum”, ossia il palcoscenico su cui agivano gli attori. L’orchestra aveva una apertura di circa venticinque metri. La costruzione, nel suo insieme, misurava all’incirca centoventi metri di ampiezza, era quindi ragguardevole per un centro come Torino.
Il teatro e la Porta Palatina, sono monumenti rari, soprattutto la “porta”, definitiva da uno storico e critico come Marziano Bernardi, “il più antico, grandioso e meglio conservato monumento del genere in tutto il mondo romano, più importante perciò delle stesse Porte di San Paolo e San Sebastiano a Roma, della Porta dei Corsari a Verona, della Porta Nigra di Treviri, della Porta Augustea di Nimes”. Antica leggenda quella secondo cui sarebbe stato accolto nelle Torri Palatine un personaggio come Ponzio Pilato, di passaggio a Torino diretto verso l’esilio, nelle Gallie dopo essere caduto in disgrazia. Poche probabilità storiche ha anche l’altro episodio, di frequente richiamato, con Carlo Magno ospitato alle Torri in una delle sue venute a Torino.

Le Porte Palatine di Torino
Le Porte Palatine di Torino

Le due torri laterali e il sottile muro sono tutto ciò che rimane di una costruzione solida che doveva avere un aspetto certo più imponente di quello attuale anche se, vedendola da piazza cesare Augusto, esprime ancora un indubbio fascino. Con quattro fornici ad arco – i due più grandi per i carri, i due minori per i pedoni, possedeva saracinesche di chiusura questo “Palatium”, da cui derivò il nome di “Porta Palatii”, oggi Porta Palazzo, dato all’intera zona, forse dimora dei duchi longobardi e poi dei conti franchi, ma la storia si è sfumata nella leggenda.
Vittorio Amedeo II ebbe l’infausta idea di fare abbattere le Torri Palatine, considerandole un edificio del tutto inutile e, probabilmente, anche antiestetico. Il progetto era già pronto e si trattava di passare alla fase esecutiva quando intervenne l’architetto Antonio Bertola. Questi dimostrò a Vittorio Amedeo l’importanza del monumento e il risultato soltanto negativo che sarebbe scaturito dal suo abbattimento. Occorreva, comunque utilizzare il complesso. Non si pensava, infatti, di conservarlo, soltanto perché importante sotto l’aspetto archeologico. Ciò spiega perché nel 1724 venisse adibito a carcere del Vicariato. Le Torri vennero perciò indicate come Torri del Vicariato. La Porta Palatina servì poi da carcere femminile. I restauri per meglio preservare il monumento dall’incuria vennero iniziati nell’Ottocento dopo gli studi e le ricerche portate avanti da Carlo Promis.

Le Porte spiccano nel punto più suggestivo del quadrilatero romano e una sapiente illuminazione le valorizza, anche se gli edifici costruiti all’intorno, soprattutto quello davanti al Duomo di san Giovanni, eretto dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, di certo non contribuirono ad arricchire lo scenario della Torino romana.

Vista del Quadrilatero Romano di Torino
Vista del Quadrilatero Romano di Torino

A tergo della Porta, le statue di Augusto e di Cesare sono copie in bronzo di statue antiche, collegate in quel punto per accentuare il tocco romano dello scenario, a due passi da piazza della Repubblica, ossia da Porta Palazzo, con il grande mercato in cui si vende di tutto, al confine con la Torino più antica, a un tiro di schioppo da Palazzo Civico.

All’inizio del 2000, lavori di pavimentazione e di restauro hanno portato alla luce reperti del periodo romano, anfore, frammenti di bassorilievi, a confermare quanto la zona fosse importante e frequentata durante il massimo splendore di Roma.


Il Duomo e la Sindone

Il Duomo di Torino nel Quadrilatero Romano
Il Duomo di Torino nel Quadrilatero Romano
Il Duomo di Torino, la cui costruzione è avvenuta negli ultimi anni del XV secolo (tra il 1491 e il 1498), è stato edificato in un’area dove prima sorgevano le tre chiese paleocristiane dedicate a San Salvatore, a Santa Maria de Domino e a San Giovanni Battista.
Voluto dal cardinale Domenico delle Rovere, l’edificio attuale è stato realizzato in stile rinascimentale su progetto del fiorentino Meo del Caprina da Settignano. La chiesa ha pianta a forma di croce latina e l’architettura interna è dominata da un’ampia navata centrale. Questa, segnata da pilastri in pietra di Susa, è fiancheggiata da due navate minori lungo le quali corrono mura perimetrali al cui interno sono state ricavate tredici cappelle (sei lungo la navata destra e sette lungo quella sinistra). La seconda cappella sul lato destro, dedicata ai santi Crispino e Crispiniano, è di grande valore artistico e contiene opere del pittoreDefendente Ferrari. La prima sul lato sinistro ospita il battistero. Nella cappella della Trinità (terza della navata sinistra) sono custodite le spoglie di Pier Giorgio Frassati (1901-1925), il giovane torinese proclamato Beato da Giovanni Paolo II nel 1990. La cattedrale di Torino custodisce anche una reliquia di San Giovanni Battista proveniente dalla chiesa di St. Jean de Maurienne.
La facciata del Duomo è tutta in marmo bianco con timpano e tre portali decorati da rilievi. I suoi tratti evidenziano le linee delle navate che dividono gli spazi interni. Sulla parte centrale, quella più alta, vi è il frontone triangolare, mentre le due laterali sono sormontate da volute che mascherano le falde dei tetti. Una scalinata conduce al sagrato della chiesa.
Nel corso del XVII secolo la parte terminale del coro è stata in parte demolita per inserirvi una cappella di forma circolare destinata a custodire la Sindone. Il compito di realizzarla fu allora assunto da Guarino Guarini, che terminò il lavoro nel 1690.
La Sacra Sindone
La Sacra Sindone
Nella notte tra l’ 11 e il 12 aprile del 1997 un incendio ha gravemente danneggiato la cupola del Guarini. La Sindone, peraltro, non si trovava più nella cappella, ma in un’apposita teca dietro l’altar maggiore del Duomo, e venne trasportata immediatamente lontano dall’area dell’incendio.
Il Duomo ha subito nel tempo diversi rimaneggiamenti, come il rifacimento della navata centrale nel1656, l’aggiunta di affreschi nel 1834 e la loro eliminazione durante i lavori di restauro condotti tra il1927 e il 1929. Ma la modifica più importante rispetto al progetto originario riguarda sicuramente l’inserimento nel complesso religioso della cappella che ospitava il Telo.
La torre campanaria in mattoni rossi, ubicata all’esterno del Duomo e detta di Sant’Andrea, è stata realizzata intorno al 1470 e sopraelevata nel 1720 da Filippo Juvarra.
La chiesa inferiore, restaurata integralmente dopo l’incendio del 1997, ospita ora il Museo diocesano di Arte sacra e che rientra nei percorsi museali della “zona aulica” torinese.